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venerdì 14 dicembre 2012

Il Leone ha tre volti



Cosa ne penso

Quando ho realizzato di cosa avrebbe parlato il romanzo non ho potuto fare a meno di divorarlo. Adoro l'archeologia! Di tempo ne è passato, ma se me lo ricordo bene vuol dire che mi ha colpito. Mi è piaciuta l'idea dei tre punti di vista, anche se la cosa porta ad inevitabili ripetizioni, ma l'idea è geniale e ben strutturata. Tra l'altro, per un uomo non è mica facile calarsi nei panni di una donna, e all'autore la cosa è ben riuscita. In certi momenti me la sono risa di gusto per come i personaggi la vedevano diversamente su tante cose (un po' come nella vita di tutti i giorni), la trama è avvincente e la lettura veloce: ha un po' del buon vecchio Indiana Jones, con tutto il rispetto per il mitico Ford. Se lo consiglio? Sì, piacevole romanzo d'avventura che può tranquillamente tenere compagnia al lettore di genere e non.

Per saperne di più: www.illeonehatrevolti.blogspot.com

Ipermercati for dummies



Cosa ne penso

Ahahahah! Grasse risate! Il libro, superato l'inizio un po' al rilento, poi va alla grande. L'autore dice che non voleva scrivere un "manuale", ma alla fine potrebbe essere considerato tale. Me lo son goduto come un film, conscio che tanti episodi sono realtà di tutti i giorni! Sottovoce, chiunque potrebbe ammettere di essere stato protagonista di qualche gag... solo un appunto: il finale, le "cronache dall'avamposto". MITICHE!!!! Mi sembrava di rivere l'assalto dei demoni di Brooks! Il che è tutto dire. Piaciuto!!

E per saperne di più sull'autore, visitate il suo blog:
www.leonardocolombi.blogspot.com




sabato 8 settembre 2012

Frammenti #4


Mi sta guardando negli occhi, e io reggo il suo sguardo ardente per un attimo, o forse a lungo... ma alla fine la mia attenzione è attratta dalla sua splendida bocca. "Oddio." Per la prima volta in ventun anni, ho voglia di essere baciata. Ho voglia di sentire quella bocca sulla mia.

Tratto da 50 Sfumature di Grigio di E L James, pag. 60

giovedì 6 settembre 2012

Frammenti #3



 "Vedi, Ana, gli uomini pensano che qualsiasi cosa esca dalla bocca di una donna sia un problema da risolvere. Non hanno la più pallida idea che a volte vorremmo sfogarci un attimo e poi dimenticare tutto..."
Tratto da 50 Sfumature di Grigio di E L James, pag. 444

martedì 21 agosto 2012

Ghe sèm!


Sembra già passata un'eternità da quando il ritmo delle giornate era scandito dalla "leggera" colazione che doveva soddisfare i miei quattro stomaci, seguito da costruzioni di castelli di sabbia, nuotate, sangrie a volontà, corse tra gli ombrelloni o i tavoli per rincorrere i teppisti, ehm i bimbi scatenati all'ennesima potenza... è presto, sono quasi le 23:00, sento le grida di alcuni ragazzi che stanno spensieratamente festeggiando e io non posso non ringraziare chi mi ha fatto compagnia in questa intensissima settimana! E sperando che il Piccolo Thor e il Mini Hulk si ravvedano al più presto, beh... penso che un altro anno passerà in fretta: con quei due marmocchi c'è poco da restare con le mani in mano! Mi ero ripromesso di fare tante cose in questa settimana di mare, ma non avevo fatto i conti appunto con i  due sudddetti elementi, quindi cercherò di rifarmi al più presto. Ora sto leggendo un libro prestatomi da un'amica che quindi vorrei finire il prima possibile (vedere colonna a lato), mentre il 2 settembre si chiude l'iscrizione ad un concorso cui mi spiacerebbe non partecipare, ve ne parlerò meglio in un altro post. Bene, meglio che vi lasci alle vostre baldoriose nottate, o al vostro meritato riposo, fate voi. Io scriverò un po', poi a nanna: domattina presto il mio cucciolo si sveglierà, al solito, puntuale come un orologio, affamato e voglioso di fare, fare di tutto e di più! Evviva! 

PS Chissà se ho scritto giusto il titolo del post...

sabato 11 agosto 2012

Mare, profumo di mare...

E mentre la montagna è ormai archiviata tra i ricordi di una fresca, piacevole ma anche movimentata prima fuga vacanziera, ecco che ormai si sente nell'aria quel profumo di salsedine e fritto misto, anzi no, SANGRIA&PAELLA, che mi solletica la mente, al solito distraendomi da ogni mio progetto. Colgo l'occasione per fare i miei migliori auguri di buone ferie a chi in vacanza c'è già, a chi ci andrà, a chi a casa se ne sta, finalmente non devo più invidiare chi già c'è stato visto ormai che ci sono pure io. E ne approffitto per ringraziare il 102° (YEAH!) acquirente de Il Grande Fuoco! Very very grazie! Ho avuto modo di notare come gli ultimi post, quelli relativi ad alcuni miei progetti letterari, siano stati letti con molto interesse: interessanti come sempre alcuni commenti, sono rimasto piacevolmente impressionato e per niente infastidito dal fatto che qualcuno abbia voluto darmi qualche idea. Ora però parto con la voglia di rilassarmi e ricaricarmi per bene: la ripresa sarà ricca di impegni e appuntamenti, il 2013 potrebbe rivelarsi mooolto importante quindi... quindi non vi dico di più, vi lascio un po' col fiato sospeso (ma quando mai!) e vi riauguro buone vacanze, buon divertimento e buone letture!

(se proprio proprio volete portarvi un buon libro in valigia vi consiglio... NAAA, come non detto!!!)

martedì 17 luglio 2012

Lacrime d'acciaio - Prologo


Ormai non sapeva più quante volte si era svegliato con quell’angoscia nel cuore. Anzi, non riusciva a capire se ancora possedeva un cuore. Non vedeva nulla, solo una profonda ed infinita oscurità senza fine; gli occhi gli pizzicavano, gli bruciavano. Curiosamente, sentiva come se nel medesimo istante gli stessero conficcando nelle orbite due tizzoni ardenti e due pali di ghiaccio. E la fronte gli doleva, manco gli avessero piantato rudemente un grosso chiodo nel cranio. La sensazione era troppo strana ma certamente insostenibile. E quando si rendeva conto di essere sveglio, senza sapere cosa gli stessero facendo, la cosa peggiore era capacitarsi di come tutto ciò continuasse da un tempo che ormai non sapeva e non voleva più ricordare.

E poi era solo… così solo… La solitudine era ciò che lo angosciava ancora di più. Non riusciva a comunicare in nessun modo la sua frustrante situazione. Terrore, rabbia, rancore, dolore, rassegnazione. Questo era diventato il suo mondo. Privo della capacità di vedere, parlare, toccare, udire, assaporare o quant’altro, Mad Shark viveva solo per odiare chi o cosa lo stava privando di una vita degna di essere considerata tale.

MA UN GIORNO MI VENDICHERO’, LO GIURO!

Il suo unico pensiero ricorrente, che pareva essere intriso di una logica che non poteva dare scampo, era quella certezza: la possibilità di vendicarsi e distruggere chi lo aveva messo in quell’assurda non-vita che non meritava assolutamente.

L’ennesimo progetto di vendetta fu interrotto dal sottile ma fastidioso ago, o almeno così immaginava ciò che stava cercando di violare nuovamente i suoi pensieri, che s’insinuò dolorosamente nella sua mente. Penetrava sempre in profondità, senza preoccuparsi minimamente del dolore che gli procurava. Pensava di vederlo mentre piano piano, con noncuranza, s’infilava nel suo cervello scoperchiato e lasciato a marcire all’aria, come fosse la disgustosa frattaglia lasciata sul bancone di un qualunque macellaio di una qualunque colonia esterna d’infimo ordine. Fantasticava e divagava, per non sentire quanto male facesse, come se tutto ciò accadesse al corpo di qualcun’altro. Non voleva vedere la propria carne straziata, ma la immaginava proprio così: un corpo umano informe e al limite della sopportazione, sgraziato da vedersi, deturpato ed imbrattato di sangue, sezionato e maltrattato senza degnarlo di un minimo di rispetto.

Questo’ultimo pensiero lo fece pensare a Dio. Dio mio, perché permetti tutto questo? Forse perché non ho mai creduto nella tua esistenza? Va bene. ORA CI CREDO! Adesso puoi farli smettere. Mi senti?! Puoi farli smettere! Fermali! Ferma tutto questo! Fa troppo male, lo sai? Sì, lo sai… e ora ci credo... Ci credo eccome… se esiste tutto questo dolore non può non esistere anche qualcosa di più grande e… meraviglioso. Tutto quello che vuoi… ti prego… ma falli smettere… falli smettere…

Falli smettere… falli smettere…

La litania non aveva mai fine…

Non poteva chiudere gli occhi perché non sapeva se possedeva ancora delle palpebre. Non poteva piangere perché era convinto di non avere più lacrime da versare. L’amarezza per uno scoramento senza fine ed il dolore sarebbero per sempre rimasti la sua unica verità. Non c’era una domanda che si poneva con crudo realismo, ma una sicurezza ed una certezza che non lasciavano alternative.

Fu così che in un particolare momento, improvviso, nel buio del suo oscuro mondo fatto d’impossibilità di percezione, un puntino luminoso cominciò a pulsare. Prima debolmente, poi con maggiore intensità. E cresceva, cresceva, cresceva a velocità impressionante. Gli faceva male, però era notevolmente preferibile a tutte quelle tonalità di nero e oscurità che sembravano accavallarsi senza fine. Un nero su nero che non dava scampo. Questa era una luminosità che infondeva calore e bruciava, come un grande fuoco inestinguibile. Il fuoco di una fenice che risorge a nuova vita… che strano paragone… un giorno diventerò anch’io una fenice? Anch’io diventerò come il fuoco? Anch’io risorgerò?

Quando l’esplosione di luce lo abbagliò lasciandolo senza la possibilità di pensare o ragionare, si accorse della piacevole sensazione di quiete che scaturiva da quel meraviglioso fenomeno che lo stava avvolgendo e… consolando? È questo che stava facendo? Che dolce sensazione… crogiolandosi in quel tepore inaspettato Mad Shark si rese conto che ormai, inconsciamente, si era abituato al freddo e al gelo che sentiva o immaginava di provare nel suo mondo fatto di tormenti e privazioni.

«E ora, figli miei, sacrificatevi, affinché vostro padre ritorni nella gloria.» Una voce lo scosse profondamente.

Sei tu, Dio? Sentì scaturire l’idea nel proprio pensiero.

La voce lo aveva assalito con prepotenza. Un’immagine, un ricordo, lo investì con violenza…

martedì 10 luglio 2012

L'Autore di Ricordi - Capitolo Primo


Anche quel viaggio sarebbe terminato. A forza di leggere e ascoltare musica. al costo di concludere il libro che da più di un mese pareva dimenticato sulla scrivania del suo studio. Oppure costringendosi a riascoltare ciclicamente i medesimi pezzi con l'accortezza ottusa di saltare sempre quelli che al primo ascolto non sembravano dare emozioni.
Il viaggio, come i pochi precedenti, e come quelli di quando era ragazzo, si sarebbe concluso senza drammi, e con una naturale stanchezza che era necessaria sopportare ogni volta, insieme ad un sospeso senso di tristezza e paura. Ma Mario queste sensazioni se le portava appresso, in ogni posto, come fardello nell'anima, ma stavolta anche come malinconica ombra negli occhi. Questo peso sembrava subirlo più fortemente di sempre perchè diretto nei luoghi del suo passato.
Adesso lo separava da quei posti nè semplicemente il tanto tempo trascorso lontano dal suo paese d'origine, nè soltanto la sua nuova vita ormai già più vecchia, di quasi dodici anni, dall'ultima volta che vi aveva messo piede. Lo separava il suo nuovo modo di essere che per lui era inconciliabile con quello che egli stesso era stato e che gli pareva irrecuperabile, perso per sempre.
Per questo aveva paura d'incontrarsi nel rivedere gli altri e ne soffriva perchè immaginava di non poter provare i medesimi sentimenti di allora, di non riuscire ad avere la capacità di emozionarsi per cose semplici, come gli succedeva normalmente non più di dodici anni prima.
Il Mario di oggi aveva perso la linfa dei sogni, la tenerezza del cuore, la meravigliosa felicità di riempirsi di sole. Adesso preferiva il silenzio, la sera che inghiotte i suoni e le luci, che acceca i sorrisi, il formalismo del dare del "lei".
Era cambiato notevolmente, e soprattutto negli ultimi tempi, volgendo il suo carattere, comunque da sempre incline all'introspezione, ad uno stato di apparente apatia, assumendo un aspetto distrattoe assorto in chissà quali elucubrazioni interiori. Gli sembrò sconosciuto anche il vecchio libro di poesie che aveva nascosto nella sua prima borsa in pelle e che aveva ricevuto in regalo dai suoi amici, per il suo arrivederci, in un piovoso e stanco venerdì di marzo...

venerdì 6 luglio 2012

Le Cronache di Darkon - Prologo


Il vento le gridava nelle orecchie. Il cielo era cupo, minaccioso. Le nuvole si rincorrevano rabbiosamente, mentre alcuni sparuti gabbiani volteggiavano indecisi sul da farsi per poi planare sull’enorme specchio d’acqua nera sottostante.

Giocherellò un po’ con i lunghi capelli lisciandoseli e raccogliendoli in un’improbabile coda, poi si sistemò nervosamente con un tocco leggero gli occhiali da presbite che portava con elegante disinvoltura. Infine, intirizzita per il freddo che le saliva per le gambe nude attraverso lo spacco del lungo spolverino beige, si infilò le mani nelle tasche e s’irrigidì, cercando di trattenere un po’ di calore. Era ipnotizzata dallo splendido verde intenso del prato che contrastava con il triste grigiore delle rocce del dirupo e con il nero mortale degli scogli che affioravano aguzzi, taglienti e terribili. Il sole era oscurato, eppure l’erba sembrava brillare con incredibile vitalità: ogni singolo stelo ondeggiava soffice al vento, catturando la sua attenzione.

«Così questo posto ti fa pensare a casa!» Urlò per paura di non essere udita per via dell’imminente temporale. Nessuna risposta. Si riassettò il colletto dell’impermeabile per proteggere meglio l’esile collo da eventuali colpi d’aria. Poi si dondolò avanti e indietro sui piedi: sulle punte delle dita, poi sui talloni. Sulle dita infreddolite, poi sui talloni ormai insensibili. Ancora e ancora. Con un certo ritmo. Lentamente.

«E’ già arrivato il mio turno?» gridò nuovamente.

Ancora silenzio.

Si girò quel tanto che le bastò per guardarlo meglio. Era stata addestrata nelle migliori accademie, sapeva cosa aspettarsi da lui. Se si fosse mosso per avvicinarla, avrebbe reagito e non l’avrebbe lasciato fare, come con tutte le altre. Vittime, pensò. Ecco cosa siamo diventate agli occhi della gente. Semplicemente le vittime di un folle maniaco sadico e squilibrato. Eppure non doveva andare in questo modo. Da come mi guarda so che mi odia. Percepisco chiaramente la sua furia omicida. Dio mio, cosa abbiamo fatto…

Guardò tristemente l’orizzonte limitato da una scura linea spessa e nera. Il profondo suono in lontananza della sirena di un peschereccio la ridestò. Ebbe paura. Sentì il suo fiato caldo e soffocante vicino ad un orecchio, mentre una mano le si insinuava decisa nell’impermeabile.

Non la spaventava sapere che tra breve sarebbe morta, ma il dolore, oh, quello sì, lo temeva. Sapeva che sarebbe stato molto doloroso. Sperava solo che durasse il meno possibile. Una lacrima le solcò il viso.

















sabato 2 giugno 2012

Rimugina la mente...


Mmmm... e ancora mmmm... si avvicina un nuovo giorno, le mie dita scorrono veloci sulla tastiera cercando di vincere una lotta contro il tempo che... che niente, non porta da nessuna parte! Un po' ho scritto, un po' ho "teorizzato" nuovi concetti, appuntato alcune idee (non su pc! che vizio!), un po' mi sono perso nell'ennesima riflessione su di una recensione pervenutami su Il Grande Fuoco (e su cosa se no?!). Ricordo di aver detto che avrei fatto le prime statistiche su come stava andando il libro, sia per quanto riguarda le copie vendute e relativi commenti pervenutomi, sia per quanto riguarda la Catena di Lettura in corso. So di essere un po' tantino in arretrato per quanto concerne l'aggiornamento suddetto, ma come ho già detto in passato, naturalmente rammaricandomene, il-tempo-non-basta-mai. Sì, lo so, non sono l'unico per cui è così, ognuno ha il suo da fare, i suoi impegni di qualunque tipo, però... c'est la vie! E poi... è ormai giunto il periodo delle grigliate, dei picnic, delle gite, del godersi le giornate senza fine: e proprio per questo finirà che mi ridurrò come "L'uomo senza sonno" (avete visto il film? no? da vedere, poi mi direte!). Dicevo della recensione: alcune potete leggerle registrandovi gratuitamente sul sito www.anobii.com e digitando nel motore di ricerca "Il Grande Fuoco", se no, con un po' di pazienza (lo so, ne avete già tanta se siete ancora qui che leggete 'ste quattro righe) le vedrete postate qui nel blog in un futuro neanche troppo lontano. Torniamo per l'ennesima volta all'ultima recensione: mooolto costruttiva e interessante. Mi viene quasi da pensare che certi lettori siano più attenti di certi addetti ai lavori. Dovrei dirlo sottovoce per non rovinarmi già in partenza, però a meno che alcuni di voi non siano del settore (editor, correttori di bozze, insegnanti di lettere), ebbene, come spiegare certe precisazioni così attente e mirate? Sia chiaro: ben vengano certe critiche, solo così potrò evolvermi... Che il mio "esercizio di scrittura" raggiunga tutti voi!

Buona notte e buone letture a tutti!