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giovedì 26 aprile 2012

Quattro chiacchere con... Taglialatela Scafati Santolo



In un 2012 che stenta a partire col ritmo giusto, riusciamo finalmente a trovarci con Santolo Taglialatela Scafati per una bella "chiaccherata". Ho la fortuna di averlo come collega, anche se in reparti e con manisoni differenti, quindi capita d'incrociarsi e scambiare qualche battuta. Per questa intervista mi piace immaginare un nostro casuale incontro alle macchinette del caffè, sarà quindi una cosa lampo, se no i capi...

1) Ciao! Allora, com'è?

Ciao Silvio, tutto bene, grazie. Sono contento di ritrovarmi, anche se virtualmente, con te all’area break…innanzitutto grazie per l’invito…

2) Figurati! Complimenti ancora per "L'Autore di Ricordi", l'ho già letto un paio di volte e davvero mi lascia sempre piacevolmente emozionato! Mi è piaciuta molto anche la dedica. L'idea che un giorno tua nipote possa "posare gli occhi su qualcosa di tuo"... poetico. Come tutti i tuoi lavori del resto. Ma di un po', so che ti piace molto scrivere anche testi di canzoni, e per qunato riguarda la poesia?

Mi fa molto piacere che hai sentito il desiderio di rileggere il romanzo. Quella che si racconta nel libro è una storia comune, che appartiene a ciascuno di noi, perché i sentimenti fanno parte della natura umana. Anche i “cattivi” si innamorano, anche le persone “logiche” si lasciano rapire dalla “illogicità” di un sentimento. Nella prefazione faccio riferimento alla mia “nipotissima” Anna perché il romanzo l’ho ultimato poco dopo la sua nascita e la prefazione è stata scritta alla vigilia della mia ripartenza per Milano dopo le festività natalizie del 2008, in quei pochi giorni in cui l’ho potuta conoscere. Il linguaggio poetico che indichi nel romanzo ha in effetti la radice in quello che sono stati per vari anni il mio hobby preferito: la poesia propriamente detta e la poesia in musica. Per questo, il romanzo ha quasi una connotazione da “poesia scritta in prosa” e non solo per la presenza di numerosi inserti poetici nel testo, ma propriamente per l’utilizzo di metafore e di descrizioni interiori per le quali si accorda un linguaggio più ricercato, meno comune.

3) Ma cos'è che ti ispira? Particolari situazioni e stati d'animo precisi, la vita di tutti i giorni, o devo supporre che come me vivi in un mondo tutto tuo fatto di carta, inchiostro, sospiri...

Direi che dipende da cosa si va a scrivere: per esempio, con le canzoni quello che faccio è iniziare a comporre partendo da un ricordo, cercando di rievocare non precisamente qualcuno, ma uno stato d’animo associato a quel qualcuno. Dopo i primi accordi, metto giù quello che è un abbozzo di testo che verrà poi terminato in maniera più celebrale che sentimentale. La poesia invece resta per il 99 % frutto di un’ispirazione, i rimaneggiamenti solo minimi: preferisco una poesia imperfetta ma profondamente ispirata ad un esercizio di stile tecnicamente valido ma freddo. Sarebbe altrimenti come dipingere un cuore incapsulato in un iceberg. Nel caso del romanzo, essendo il lavoro più lungo e dato che la sua stesura richiede lo sviluppo di una storia, non esiste mai solo il proprio stato d’animo, solo l’ispirazione, ma si deve far riferimento a situazioni di vita di tutti giorni per rendere quanto si scrive credibile. Lo scrittore chiuso nella propria stanza ha bisogno di una fantasia illimitata. Ma non tutti ce l’hanno e ciò che può sembrare un limite è invece una forza: chi non possiede una grossa capacità d’invenzione, per poter scrivere ha necessità di dover osservare, documentarsi, conoscere, imparare, prendere in prestito storie e personalità di altri. Un esempio: esistono nel romanzo personaggi ispirati a persone che ho conosciuto, anche se non fisicamente simili, ma nel modo di comportarsi quel dato personaggio si comporta in modo coerente perché si muove in un certo contesto, in una data situazione, come si sarebbe grossomodo comportata la persona reale che ha fatto da fonte di ispirazione. La stessa storia del libro prende liberamente, anche se abbastanza da lontano, lo spunto da un racconto fattomi per caso da una persona che ho conosciuto alcuni anni fa in un circolo scacchistico di Milano: un affermato ingegnere calabrese che da giovane aveva deciso di cambiare vita, ma che aveva nel cuore un motivo per lui ancora valido per ritornare, prima o poi, al punto di partenza.

4) In questo periodo stai lavorando a qualcosa di nuovo?

In effetti ho iniziato ormai da qualche tempo la stesura del secondo romanzo, anche se con molte interruzioni e ripensamenti: si tratta di un lavoro più ambizioso del precedente, che si differenzia da “L’Autore di Ricordi” per la trama più fitta e per l’uso di un linguaggio più convenzionale perché non si tratta in questo caso di un romanzo intimista con le descrizioni approfondite di quelle che sono le interiorità dei personaggi: questo secondo romanzo, dal titolo provvisorio “In riva ai tuoi occhi” racconta di un mistero, di un omicidio, ma è soprattutto un romanzo di formazione. Come ti dicevo è un’opera che ritengo più ambiziosa della precedente, e per questo ci lavoro quando mi ritengo sufficientemente ispirato.

5) So che in passato hai partecipato a qualche concorso, e qualcuno è andato più che bene. Intendi farlo anche quest'anno?

Diciamo che “L’Autore di Ricordi” è stato abbastanza apprezzato, vincendo il secondo premio ad un concorso internazionale di letteratura italiana tenuto a Savona, nel 2010 e alcune poesie contenute nel libro hanno ricevuto diversi riconoscimenti (come poesie finaliste a concorsi nazionali).
Prevedo la definitiva stesura di “In riva ai tuoi occhi” per l’estate e di certo concorrerò a premi in autunno come romanzo inedito.

6) Dì un po': cosa ti aspetti da questo 2012?

Per questo 2012 spero di poter ripubblicare “L’Autore di Ricordi” con un editore nuovo, con un editing più accurato (sono in trattativa con una casa editrice di maggiore diffusione della precedente) e di riuscire a far apprezzare anche “In riva ai tuoi occhi” ai lettori che hanno letto con emozione il primo.

Vabbuò (mi lascio contagiare dalla sua "dialettica"), beviamoci 'sto caffè prima che si raffreddi. Ah, ma vai di già?!


Eh sì, mi stanno cercando in tutta l’azienda. Vado Silvio, grazie per la chiacchierata e buona fortuna anche per la tua vita artistica…


Grazie a te! Per tutto quanto: e in bocca al lupo!


E' già andato... di corsa, come al solito... Mi sono dimenticato di chiedergli che libro vorrebbe consigliare...Mmm...




PS Naturalmente, sempre a breve (!) posterò il primo capitolo del libro, così vi farete un'idea di quello che scrive il nostro amico Santolo Taglialatela Scafati!

mercoledì 18 aprile 2012

Frammenti #1


"Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto. L'altro è guardare gli occhi e basta, come se fossero il volto. E' una di quelle cose che mettono paura quando le fai. Perchè gli occhi sono la vita in miniatura. Bianchi intorno, come il nulla in cui galleggia la vita, l'iride colorata, come la varietà imprevedibile che le caratterizza, sino a tuffarsi nel nero della pupilla che tutto inghiotte, come un pozzo oscuro senza colore e senza fondo. Ed è lì che mi sono tuffato..."

Tratto da Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia, pag. 154

domenica 25 marzo 2012

Se una rondine non fa primavera...


Dopo una buon'ora passata a navigare e un'altra a scrivere un po' del nuovo libro, faccio una "pausa"... scrivendo! A parte che scoprire dall'web che è già arrivato il momento di portare avanti l'ora è stato di per sè un trauma, ebbene, cosa fareste se come un archeologo vi ritrovaste con in tasca da ore un post-it scritto chissà quando e ormai ritenuto perso e dimenticato, rinvenuto tra i giochi del figliol prodigo (anzi, preciso che è stato proprio lui che me l'ha gentilmente dato, pescandolo dai suoi suddetti effetti personali, sorridendo e dondolando la sua testolina riccioluta tutto compiaciuto) recante un preciso messaggio: concorso in scadenza il 30 Marzo, invio racconto max il 25... Beh, il pomeriggio è trascorso senza che potessi anche solo mettermi tranquillo un attimo a pensare al da farsi, anzi, me la son presa proprio comoda. Già in passato ho visto come racconti o storie troppo ragionate non abbiano portato a nulla, mentre quando mi sono lasciato guidare dall'istinto, dall'ispirazione, dalla mano in preda ad un raptus, i risultati siano stati ben diversi. Così facendo, fino a poco fa, nonostante il foglietto incriminato fosse poi stato messo in bella vista a margine del netbook, niente: l'ho ignorato e ho continuato a fare come nulla fosse, finchè... DIN! Ecco che qualcuno ha premuto l'interruttore giusto! (Beh, avete ragione, l'interruttore non fa proprio questo rumore...) Interrompo tutto, prendo uno dei miei innumerevoli quadernetti (avete presente quelli del noto supermercato con su tutti quei personaggi trasformati in ortaggi o verdure?), sguaino la mia penna preferita e butto giù al volo la storia in un attimo, come se fosse sempre stata lì, tirata semplicemente fuori da un cassetto. Sicuramente domani mi alzerò, guarderò quello che ho scritto e mi autodenuncerò come folle, ma poi con un'aggiustatina tutto sarà a posto e pronto all'invio. Anzi, mi viene in mente che i concorsi per racconti brevi a cui volevo partecipare quest'anno erano più di uno: altri post-it da cercare?

Intanto colgo l'occasione per qualche aggiornamento. E' stata finalmente fatta l'intervista all'autore del libro L'Autore di Ricordi, Santolo Taglialatela Scafati: dovrei postarla a breve, così come il primo capitolo del libro citato.
Ho partecipato alla mia prima Catena di Lettura; avrò modo presto di recensire il libro che ho letto e chissà, magari di intervistarne l'autore.
Dovrei finalmente avere qualche statistica interessante riguardo al mio libro, come già accennavo in un recente post. Poi finalmente vorrei postare qualcosa di mio, incipit di romanzi, racconti, giusto per vedere che ne pensate e se ce la fo ancora... ;)

venerdì 23 marzo 2012

Vamos!


C'è chi le chiama coincidenze, chi inneggia al caso, chi rimanda tutto al fato o al destino o a chissà cos'altro. Fatto sta che domenica il mio piccolo ercolino avrebbe fatto la sua prima "uscita ufficiale", nel senso che finalmente, mangiando ormai di tutto (e quando dico di tutto intendo proprio di tutto! Tutto suo padre, eh eh eh) ebbene, gli intrepidi genitori avevano pensato di andare in un preciso ristorantino sapendo che avrebbero trovato il giusto ambiente per metterlo alla prova. Neanche a metà strada, anzi, appena partiti, ed ecco il cambio di programma. Praticamente ci siamo fermati in un altro posticino, quasi sotto casa. Situazione idilliaca (tanta tranquillità e ambiente piacevole), magnata godereccia (apprezzata anche dal piccolo 4stomaci), ed ecco la sorpresa: già conosciamo i proprietari del ristorante ma... non si finisce mai di stupirsi! E tutto comincia con la moglie che mi chiede del libro che ho scritto e poi vuole scambiare quattro chiacchere. Ed è un tripudio di scambi d'opinione sul mondo fantasy, spaziando dai libri ai videogiochi. Chi l'avrebbe mai detto? A volte pensi di conoscere una persona o chissà quale idea ti fai... Le bontà della cucina spagnola ed un buon vino autoctono, unite ad una piacevole conversazione "fantaletteraria": cosa chiedere di più?  

giovedì 8 marzo 2012

La Spada BIanca - Capitolo 1


CAPITOLO 1

Mi svegliai di soprassalto in piena notte, consapevole che quanto avevo sognato non era frutto di una fantasia sfrenata, bensì la realtà, una cruda ed amara realtà. Tutto il mio vecchio corpo era freddo, come se avessi dormito un sonno eterno, ma non mi meravigliai: del resto la vita e la morte per me erano due entità inscindibili che mi accompagnavano, e mi accompagnano tuttora, da tempo immemorabile.
Mi alzai dal giaciglio a rilento, presi il logoro mantello appoggiato su una sedia e lo indossai sopra i pantaloni e la camicia, anch'essi ridotti all'osso, forse più di me. Lo sguardo mi cadde sulla spada, una bellissima ed antichissima Katana, poggiata a terra accanto alla parete: sapevo fin troppo bene che dove stavo andando non mi sarebbe servita e la lasciai lì.
Mi avvolsi nel mantello, coprii la testa col cappuccio e mi affrettai ad uscire dalla catapecchia che mi ospitava già da molti anni, inoltrandomi nella notte fredda. Il cielo stellato, anche se opaco, mi indicò la via in mezzo al deserto e con il mio grave passo iniziai a camminare senza più la baldanza e lo spirito di un giovane.
Mi stavo dirigendo incontro a qualcosa che avrebbe mutato la mia esistenza e ne ero consapevole. Non era sesto senso, tanto meno una qualsiasi reazione emotiva a farmelo sapere, ma la mia perfetta conoscenza del passato e del futuro, così come conoscevo, e conosco, i segreti della vita e della morte.
Era scritto da tempo immemore che questo giorno sarebbe arrivato ed io non potevo fare nient’altro che accettare l'ineluttabile.
Mentre proseguivo nel cammino mi guardai un attimo intorno ed all'evanescente chiarore stellare vidi solo deserto e solitudine. La qual cosa mi era fin troppo familiare in quanto, da anni, avevo scelto di vivere isolato, da eremita ed i pochi sopravvissuti al disastro non sapevano neppure che esistessi. O meglio: erano certi che fossi morto, dato che avevo da un pezzo superato il secolo di vita.
Era quasi l'alba quando, infine, giunsi sul posto.
La scena che mi si presentò agli occhi era identica alla visione: il furgone era stato dato alle fiamme e lo scheletro annerito fumava ancora, alzando una colonna nera verso il cielo terso. Mi avvicinai e gettai un'occhiata all'interno e le ossa, o quello che restava, sparse sul posto di guida mi confermarono che l'uomo era stato dato alle fiamme insieme al furgone. Con un sospiro distolsi lo sguardo e scrutai intorno.
Un fiumiciattolo scorreva lì vicino, quasi seccato dal perenne calore del sole, e mi avvicinai osservando sconsolato il corpo sfigurato e mutilato di colei che nella visione mi era apparsa bellissima. L'acqua scorreva tra i suoi lunghi capelli e li faceva brillare come diamanti alla luce dell'aurora, mentre il braccio teso testimoniava che fino all'ultimo aveva cercato di proteggere qualcuno. Al suo fianco, lungo la sponda, giaceva riverso il corpo dell’altro ragazzo, poco più di un bambino e con sollecitudine mi diressi verso di lui. Mi inginocchiai e delicatamente lo rigirai, gli sollevai la testa scansandogli i capelli dal volto esangue, timoroso di essere giunto in ritardo ed al mio tocco le sue labbra pallide tremarono appena, facendomi tirare un sospiro di sollievo.
Con delicatezza lo presi in braccio, ignorando volutamente la ferita che gli squarciava in due il torace e dalla quale continuava a fluire sangue e mi accinsi a tornare sui miei passi, ben sapendo che l'altro bambino non l'avrei trovato.
~
Ricordo perfettamente che per un attimo il ragazzo morì; sentii la su anima lasciarlo in silenzio, discretamente, pronta a tradirlo quando più aveva bisogno di lei, portandosi con sé i pochi anni di vita vissuta. A dispetto della mia esperienza, sapevo di non poter fare nulla: dovevo solo attendere.
Rimasi immobile al suo capezzale, con gli occhi chiusi ed una mano posata sulla ferita che avevo ricucito e che avrebbe lasciato una brutta cicatrice a perpetuo ricordo. Il suo cuore ancora giovane era fermo, ma sapevo con certezza che il suo cervello ed il suo corpo erano vivi e che invocavano a gran voce il ritorno alla vita.
Mentre ero lì in attesa che la sua anima tornasse, vidi il suo passato, così chiaro e limpido che mi parve di viverlo in prima persona.
All'inizio tutto era buio e non riuscivo a respirare, mentre mi dondolavo e mi rigiravo in un liquido sconosciuto che mi faceva sentire protetto. Provavo la sensazione di fluttuare in un universo scuro, senza luci e, nonostante il buio, non avevo paura. Capii che mi trovavo nell'utero materno e mi godetti quegli attimi privi di peso, dove mi muovevo con estrema facilità. Solo quando fu il momento di nascere qualcosa miattanagliò lo stomaco, mentre venivo spinto dentro un cunicolo troppo stretto per la mia struttura fisica e sentii un dolore lancinante nell'attimo stesso in cui vidi la luce per la prima volta.
Ma se quella volta fu solo una sensazione, ricordo perfettamente il dolore che ho provato tutte le volte che sono venuto al mondo. Questa, però, è un’altra storia.
Vidi il ragazzo crescere robusto e sereno, circondato dall'affetto dei genitori e protetto dalla cattiveria umana dalla solidarietà degli abitanti del suo villaggio. Provai la sua stessa gioia quando, a sei anni, nacque il fratellino, che lui vedeva come un esserino grinzoso e niente affatto attraente. La sua famiglia si dedicava alla coltivazione di un piccolo pezzo di terra insieme a tutti gli abitanti del villaggio e lui, quando non doveva badare al fratellino, aiutava volentieri nella semina o nel raccolto, contribuendo, nel suo piccolo, al benessere della comunità. Fin quando un giorno il Re non aveva deciso di occupare l'intero villaggio per farne una sua residenza, confiscando la terra e rendendo schiavi gli abitanti. Per questo motivo la sua famiglia, nel marasma che si era creato, era fuggita; ma l'esercito del Re, che era lì proprio per loro, li aveva raggiunti ed aveva ucciso i genitori senza pietà e ferito a morte il ragazzo, credendolo morto, e portandosi via il piccolo.
La storia, ora, era al presente ma, ciò nonostante, continuai a vedere il ragazzo crescere con un vecchio che gli faceva da maestro per renderlo perfetto. Il suo futuro non fu più un segreto per me e quello che vidi mi fece soffrire oltremodo.
Riaprii gli occhi e seppi che il ragazzo era di nuovo vivo: la sua anima era tornata, rimandata indietro dai disegni di Kamido.
Allora mi alzai dalla sedia, presi una ciotola piena d'acqua e con una salvietta gli inumidii il volto pallido e gelido.

domenica 26 febbraio 2012

BIBLIOTECANDO... part 2


Davvero le sorprese non hanno mai fine. Mentre mi appresto ad archiviare un carnevale che mi ha visto improvvisarmi cowboy per un giorno, finisco con lo scoprire chi ha preso da leggere IL Grande Fuoco in biblioteca: una cara e vecchia conoscienza (scusa Lalla, vecchia proprio non direi: giovincella!). A parte sapere che il libro è piaciuto, mi riscopro molto interessato e colpito da una cosa che però verificherò meglio: ebbene, riguarda la maggioranza dei lettori... si tratta per lo più di donne! Come mai?!? Non lo so, non me lo spiego, penso sia un caso. E a dirla tutta, anche per quanto riguarda la Catena di Lettura! Ma come ho detto verificherò e già che ci sono farò una prima statistica di gradimento, anche se non tutti mi hanno fatto sapere cosa ne pensano. Quindi... fatemi sapere! E come sempre, diffondete il verbo!

lunedì 13 febbraio 2012

Il Libro (miniRACCONTO di Mirko Amadeo)


Quando F.A. vide su un catalogo di libri usati il suo romanzo "L'Amore Eterno", si precipitò al telefono per ordinarlo. Lo aveva pubblicato in gioventù, e non gliene era rimasta nemmeno una copia. Parecchie le aveva regalate agli amici. Le altre si erano perse in un trasloco. Dopo una decina di giorni il libro arrivò. "I casi più improbabili sono ipiù frequenti", ha detto un buontempone. Ma anche i buontemponi a volte ci azzeccano. F.A. ne ebbe conferma quando si accorse che l'esemplare ricevuto era quello su cui egli aveva scritto una dedica alla ragazza che gli ispirò il romanzo: "A Elena, mia per sempre". La loro storia, un giorno, finì. E la donna aveva presumibilmente venduto a un rigattiere, tra le cose inutili, quel tangibile ricordo di una lontana passione. F.A. sorrise, pensando a quanto possano essere mentitori i titoli e le dediche dei libri.

Le Porte Senza Meta -Prologo-


Prologo

Anno 2051 d.C. Il mondo come lo si conosceva all’inizio del terzo millennio non esiste più. L’inquinamento ha raggiunto livelli insostenibili, provocando cambiamenti climatici totalmente inaspettati e fenomeni atmosferici violenti ed improvvisi, causati dalla graduale modificazione delle correnti marine. Il globo terrestre è diventato un'enorme sfera tropicale, divisa in due da un'ampia fascia desertica caratterizzata da un calore infernale. Le calotte polari non si sono sciolte del tutto, come gli scienziati credevano, ma da esse si sono staccate enormi placche di ghiaccio che ora vagano per tutti i mari, diventando il terrore dei naviganti. Masse fredde itineranti che contribuiscono attivamente al caos dei fenomeni atmosferici e delle correnti oceaniche. Molte specie di fauna e flora sono estinte ma, ironia della sorte, gli orsi Panda si sono salvati.

Anche la geopolitica è notevolmente cambiata. Quattro continenti su cinque sono economicamente disastrati e senza legge, guidati da politicanti corrotti, litigiosi e incapaci. La popolazione impoverita non crede più a niente e a nessuno, neppure nella religione. Le varie confessioni della Terra, in particolar modo quelle occidentali, rispecchiano lo stato dei governi che le ospitano. Disunite, litigiose e desiderose di controllare un popolo che le segue sempre di meno.
La potenza statunitense è crollata nell'anno 2034, dopo che la Confederazione Islamica del Medioriente ha chiuso i rubinetti del petrolio. Si scatenò la tanto temuta Terza Guerra Mondiale, a suon di missili nucleari, ma stavolta gli Stati Uniti ebbero la peggio, e con loro i pochi alleati che li avevano appoggiati. Un anno dopo, infatti, dopo essere stato stritolato dai suoi storici nemici mussulmani, lo stato d'Israele non esisteva più.

Fuori gioco gli USA, Il Canada si annetté l’Alaska, separatasi nel frattempo dall’Unione, formando uno stato indipendente che tentò di superare, con scarso successo, la crisi mondiale provocata dal tonfo del suo ingombrante vicino. Negli anni che seguirono anche i paesi centro e sudamericani percorsero questa strada, confederandosi in macrostati dalle potenzialità economiche di tutto rispetto, ma dai governi talmente fragili che caddero nel giro di tre anni. Il nuovo stato del Sudamerica fu riconsegnato a quelli che erano sempre stati i suoi illegittimi proprietari. I signori della droga.
In Africa, predate le immense risorse naturali del continente, i capi di stato, dittatori e signori della guerra, trasformarono il continente in un’enorme caserma di soldati mercenari. Gli “offerenti lavoro” però scarseggiavano e gli eserciti africani, invece di dedicarsi ad attività più costruttive, non trovarono altro passatempo che combattersi e massacrarsi tra di loro, magari per una mandria di ossute vacche. Attualmente, nel Continente Nero, le fiere carnivore sono gli unici animali sempre ben pasciuti.

L’Asia, a causa del colosso industriale cinese, è il continente più inquinato del mondo. Il colpo di grazia venne pochi anni dopo la caduta degli Stati Uniti, quando un’epidemia di Colera, scatenatasi nelle regioni povere dell’India, valicò i confini del paese e si diffuse, veloce come il vento, anche nell’ex Celeste Impero. Il regime comunista cadde, decimato ai suoi vertici dalla malattia, lasciando spazio al caos totale. Neppure l'evoluto Giappone fu risparmiato, nonostante fosse già stato devastato da innumerevoli terremoti succedutisi negli anni. I profughi cinesi e coreani portarono il contagio anche nel Sol Levante, il quale divenne una terra d'incubo. Durante l'epidemia asiatica persero la vita più di quattro miliardi di persone. I superstiti vivono in piccole comunità alle falde dell’Himalaya, sugli altipiani della Cina e in ogni altro luogo elevato sulle acque inquinate, dove la malattia non è arrivata. Le bianche ossa dei morti rimasti insepolti sono ora un macabro mosaico che ricopre pianure e adorna giungle. Un nuovo medioevo è iniziato in quelle terre.
 
Nel 2045, la vecchia Europa si è finalmente unita in un’unica nazione, con un solo grande esercito. Ha però mantenuto inalterate le sue identità nazionali, con tutto quello che le ha sempre contraddistinte. Invidie, differenze sociali, opportunismo e corruzione rimangono i pilastri portanti della nuova istituzione. Ad oggi, l’Europa è sull'orlo della bancarotta e della povertà. Neppure il Vaticano è riuscito a salvare le sue ingenti ricchezze dal crac finanziario mondiale, ed è a rischio la sua stessa esistenza.

Oceania. L'ultimo Eden sulla terra. L’Australia e le altre nazioni insulari dell’area sono state le prime a rendersi indipendenti dal petrolio, investendo ingenti risorse finanziarie nelle tecnologie per sfruttare le fonti energetiche rinnovabili. Sidney è la nuova capitale del mondo, con un livello di qualità della vita impareggiabile. La Federazione Oceanica è anche meta d'immigrazione, che tuttavia viene combattuta con fermezza per evitare che i mali del vecchio mondo la contaminino. Lì la razza umana si è sviluppata in ogni campo, dalla tecnologia alle scienze, dalla conservazione dell’ambiente alla medicina. Sono proprio gli abitanti della tecnologica Sidney, una mattina d’estate di quest’anno 2051, a vedere per primi il sole eclissato da un'immensa forma oscura. Poi, solo una grande luce. In pochi secondi, della città non rimane che un immenso cratere fumante. Il genere umano ha ora la conferma, soltanto sussurrata per molti decenni, che non siamo soli in questo universo.

sabato 11 febbraio 2012

Se dovesse arrivare Galactus...


Se dovesse arrivare Galactus, il Divoratore di mondi (dai, non potete non conoscere neppure lui! Per agevolarvi... avete presente il film I Fantastici 4 e Silver Surfer? Così la facciamo breve! ;)) dicevo, se dovesse arrivare il personaggio menzionato, beh, sarebbe il giusto epilogo per un periodo che ha dell'incredibile, del tragico, dell'impossibile! E chiuderebbe qualunque altro discorso! Sarebbe come mettere un punto dopo la parola fine.

PAUSA DI RIFLESSIONE

L'Anno Nero sembra ormai alle spalle, ma si stanno comunque concatenando una serie di eventi che se non fosse perchè ho già troppe idee per la testa se ne potrebbe fare l'ennesimo libro, tanto, idea più idea meno... noo, sarebbe troppo strampalato. Però ci sarebbe un alternarsi notevole di eventi che catturerebbero i lettori. Amori clandestini, eventi tristi, situazioni tragicomiche. E mentre scrivo tutto questo il mio umore passa dall'instabilità e dalla frustrazione ad uno stato mentale di calma apparente. Nonostante l'inconscio tentativo di alleggerire un po' l'overload in cui ero finito ultimamente, mi rendo conto di come quest'anno non stia realmente stentando a decollare: proprio non ne vuol sapere! E non perchè mi manchi il tempo, scusa che mi ripeto come un mantra all'infinito: sono io che non voglio trovarlo! Se poi aggiungiamo questo clima che aiuta il mio "nemico" nella sua opera d'infiacchimento, e se la matematica non è un'opinione, l'equazione è presto risolta. Ecco, dovevo arrivare a questo punto per vedere disorientato anche lo gnometto sulla mia spalla: si gratta la barba, se la liscia, mi guarda perplesso. Come? Vuoi scendere da lì? Dalla mia spalla dove ti sei fossilizzato per tutto questo tempo senza neanche interpellarmi? Non ci credo! Ah, era tanto per dire? Simpatico. Come sempre. Dicevo? Eventi che si concatenano e coincidenze che ad un certo punto non possono più essere tali. E nella specifica categoria faccio rientrare soprattutto le mie ultime letture, fatte per svagarmi un po', per distrarre momentaneamente l'IO che sta cercando di dirmi qualcosa d'importante, anche se sa che ne passerà di tempo prima che gli dia retta. Ops, siamo già nel nuovo giorno. E' sabato, da qualche minuto: inizia il weekend. Il mio piccolo ronfa e ho già dovuto rigirarlo su se stesso non so quante volte. Mi sa che è meglio che torni a scrivere un po' di libro, ci sono scadenze da rispettare, lettori da soddisfare... mmm, meglio pucciare un cantuccio al cioccolato nel Porto, poi si vedrà. Buon weekend a tutti!

PS Nel prossimo post vorrei farvi leggere un racconto che ho trovato molto carino, soprattutto perchè me l'ha fatto avere una persona a me cara che leggendolo ha pensato al sottoscritto e me lo ha fatto avere.

venerdì 10 febbraio 2012

La catena di Andromeda!



Eh no, se dovessi dar retta al titolo così com'è, il post rischierebbe di partire maluccio. Già, perchè se da un lato Andromeda è il Cavaliere dello Zodiaco che meno sopporto (w Ioria e il sacro leo!), la mitologica storia di Andromeda per fortuna è tutta un'altra cosa! Manca giusto un'ora a mezzanotte e fuori vedo che per oggi non nevicherà,  ma c'è un paesaggio a cui manca solo l'ululato di un lupo o uno yeti, che passando mi saluti, per rendere più magica questa notte fredda e silente. Ma meglio non divagare troppo se no non me la cavo più. Finalmente si parte! Come per dove?! Mi riferisco alla catena di lettura de Il Grande Fuoco! IL libro ha cominciato il suo viaggio e verrà letto da quegli intrepidi che hanno deciso di dar vita a questa fantastica cosa che è appunto la catena di lettura (vedere post più vecchi con inerente etichetta se interessati). E chissà come ne ritornerà: di sicuro stremato ma... felice! Quanti posti visiterà, cosa racconterà a chi lo terrà tra le mani? Non vedo l'ora che torni e mi racconti tutto di tutto e tutti: a presto, amico mio... e che sia un lungo viaggio!